Vannucchi Ilario: Didjabout (CD-R 2005 - Autoproduzione)
Un CD-R contenente dieci
brani, per un totale di 33 minuti circa, che condivide con il precedente
"Didjeridoo Sounds" il fatto di proporre sia parti in cui il
didjeridoo è protagonista più o meno assoluto, quindi di matrice più etnica o
comunque più "tradizionale", sia parti in cui compaiono sezioni
ritmiche d'impronta moderna, elaborate attraverso l'uso di drum machines, che
fungono sostanzialmente da "linee guida" per gli interventi al
didjeridoo dell'autore. La qualità del suono è mediamente molto buona, così come molto gradevole è anche
l'aspetto del prodotto nel suo insieme. Se è vero che il mio gusto personale e
l'orientamento musicale di Oltre il Suono,
naturalmente "vocati" a sonorità dal carattere più profondo e
introspettivo, tenderebbero a farmi preferire, anche stilisticamente parlando,
i brani in cui il didjeridoo appare nella sua forma più "pura", debbo
però riconoscere la particolare abilità con la quale Vannucchi riesce a
interagire e "dialogare" attraverso il suo strumento con le parti
ritmiche a base di drum machine, riuscendo a cesellare i propri interventi di
didjeridoo mostrando grande perizia e notevole abilità tecnica, sviluppando
strutture articolate e spesso piuttosto complesse e inserendole con gusto e
maestria nel contesto sonoro generale. Questa alternanza di situazioni ora
d'impronta più etnica e ora più moderna può, a seconda dei gusti
dell'ascoltatore, risultare efficace in quanto propone una più variegata gamma
di atmosfere e situazioni musicali, ma può invece apparire poco coerente a chi
invece ricerchi in un CD un percorso musicale più continuo, omogeneo,
caratterizzato... Pur comprendendo e
condividendo da una parte il desiderio di ricerca dell'autore, e la sua propensione
a confrontarsi con situazioni musicali di tipo piuttosto diverso, mi piacerebbe
però d'altra parte poter ascoltare in futuro un nuovo lavoro di Vannucchi indirizzato in modo più deciso verso l'una o
l'altra direzione, sperando al contempo che l'autore scelga di esplorare quegli
spazi sonori che fanno delle vibrazioni più profonde e delle più sottili
variazioni armoniche il primo territorio di ricerca, e abbandonando, almeno per
una volta, quelle esigenze ritmiche e sonore d'impronta fortemente moderna che
hanno caratterizzato ampie parti dei suoi primi due lavori.
(Giuseppe Verticchio) - www.oltreilsuono.com
Vannucchi Ilario: Didgeridoo Sounds (CD-R 2003 - Autoproduzione)
In questa raccolta di
dieci brani registrati in periodi diversi, e riuniti soltanto in tempi recenti
a costituire il CD-R dal titolo piuttosto esplicativo "Didgeridoo
Sounds", Ilario Vannucchi, abile suonatore di didgeridoo, esplora le varie
possibilità offerte dallo strumento in contesti musicali anche molto differenti
tra di loro. L'autore infatti passa con grande capacità e disinvoltura da
situazioni sicuramente più prossime
alla natura tradizionale aborigena australiana dello strumento, come nello
splendido brano "Alan's Water", dove il didgeridoo è protagonista
assoluto, a situazioni di matrice comunque etnica ma arricchite dal suono di
strumenti originari di altri continenti, come in "Rio" e "5 e
6", dove compaiono parti percussive di djembe eseguite da Andrea Tognetti
e Cristian Pannega. Non mancano situazioni di tipo più "atmosferico",
come nell' affascinante ed evocativo "Solari", brano in cui una parte
aritmica di didgeridoo si sovrappone a voci campionate di canti aborigeni e non
solo, lambendo stilisticamente i territori della musica ritual-ambient, così
come non mancano esempi di sperimentazioni e contaminazioni più
"ardite", come nel brano
introduttivo "Theft 5", una strana miscela di didgeridoo e canto
armonico sovrapposta ad una ritmica jazz, o in "Etno Hip Hop" e
"Jack", brani che vedono il
suono del noto strumento di origine australiana audacemente (ma piuttosto
efficacemente bisogna riconoscere...) accostato a ritmiche Hip Hop e, nel caso di "Jack", a parti di
basso e chitarra.
"Didgeridoo
Sounds" è un CD-R che potrebbe forse far storcere il naso ai
"puristi" che non vedono di buon occhio esperimenti di contaminazioni
estreme tra il sacro strumento australiano e le più profane e moderne
esperienze musicali d'impronta occidentale, ma che sarà invece molto apprezzato
da chi, pur rifiutando il gratuito e incosciente "saccheggio" di
suoni e strumenti antichi molto di moda in questi ultimi anni, operato con
eccessiva disinvoltura per produzioni
musicali tanto banali quanto però efficaci sotto il punto di vista puramente
commerciale ed economico, guardi comunque con interesse a tentativi
intelligenti e misurati di accostamenti stilistici e sperimentazioni sonore che
non precludano a monte l'utilizzo degli
stessi strumenti etnici in contesti musicali anche molto diversi da
quelli originali...
(Giuseppe Verticchio) - www.oltreilsuono.com
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